25 gennaio 2012
Il libro che non venne mai letto...
“Basta Silvano, piantala con quella faccia da funerale! Stai usando questo pretesto solo per sentirti speciale, vittima(???)” - Silvano gli diede uno sguardo di sfida per farlo azzittire, ma Davide non prese in considerazione quello sguardo. La sua voce prese un tono paterno e continuò - “…siamo strani noi esseri umani… proprio strani… per tuttala vita ci lamentiamo di non saper amare o di non essere amati veramente, ci piangiamo addosso per l’assenza di quel straordinario, nobile, sentimento che dal punto di vista antropologico, oramai, è diventato parte integrante delle nostre storie di tutti i giorni… per poi all’improvviso incontrarlo … così forte, coinvolgente…. Qualcosa che ci toglie il fiato e ci priva del sonno…” - Davide posò la giacca sulla sedia, si mise sul divano, vicino a Silvano e continuò - “…a posteriori però - fece un'ironica smorfia - siamo anche capaci di scappare, di tradire, per mera vigliaccheria, quello stesso sentimento che avevamo bramato da sempre, ed ahimè, per assenza, passiamo la restante parte della nostra esistenza a colmare il vuoto che ci ha lasciato dentro. Cerchiamo di colmarlo con sentimenti altrettanto nobili come quelli che nutriamo verso la famiglia, lo studio, i figli, gli amici e perché no, anche il lavoro ed il divertimento… senza renderci conto che quel vuoto che percepiamo, avvertiamo perennemente, appartiene a quella parte della nostra anima che abbiamo donato a chi ha potuto, per un istante… un infinito alito di vita… amalgamare la propria essenza con la nostra. Ci rendiamo conto che niente e nessuno potrà mai colmare il vuoto che viviamo nell’anima, poiché non è uno spazio in più da dedicare a qualcuno o qualcosa, bensì una parte di noi che non c’è più, che non ci appartiene più… al resto poi… ci pensa l’eterna nostalgia che ospitiamo nel cuore. Silvano…in cambio di quella parte della tua anima… adesso che ci penso… avevi accettato parte di un’altra anima… ma… mi chiedo… dove è andata a finire?” “Piantala tu Davide!!! - Disse Silvano leggermente alterato - Non credo che tu possa permetterti il lusso di fare il saggio della situazione! Se non erro, anche le tue scelte hanno sempre lasciato intorno a te un ampio spazio vuoto da gestire. Se ci pensi bene… le tue scelte di vita, non sono poi così tanto lontane dalle mie. Non ti ho mica chiesto di analizzare quello che vivo dentro. Ti ho solo chiesto di venire qua e restarmi accanto, come amico, mentre mi piango addosso. Tutto qui! Credi di poterlo fare?” “Ok, Ok Silvano… basta fare le femminucce! Siamo uomini ed in giro dicono che siamo insensibili, materialisti e pensiamo ad una cosa sola. Perdindirindina... qualcuno deve pur pensare alla salvaguardia della specie - Davide gli fece l’occhiolino e mentre si alzava aggiunse - abbiamo un’immagine da macho da salvaguardare. Quindi, adesso tu accendi la TV, io vado in cucina a prendere due birre e magari trovare qualcosa da sgranocchiare mentre guardiamo la partita”. E poi fu silenzio… Davide non pronunciò neanche una volta il nome di Anita, e Silvano continuò a difendere con un sordo silenzio, il proprio sguardo smarrito. Nessuno seppe mai se ciò che avevano vissuto in quei pochi minuti di dialogo, direi quasi profondo, fossero attimi di riflessione tra quei due amici di vecchia data oppure un parlare a vanvera prima dell'inizio della partita. Maryam
| inviato da Vento_d_Oriente il 25/1/2012 alle 14:23 | |
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